Guanti, occhiali, cuffie, scarpe antinfortunistiche, imbracature: sembra facile, si compra un catalogo e si distribuisce. In realtà un DPI scelto male protegge poco e dà una falsa sensazione di sicurezza: un guanto che non regge la sostanza che si maneggia, una cuffia che isola troppo e impedisce di sentire un allarme, una mascherina che nessuno indossa perché è scomoda. Tra i servizi di sicurezza sul lavoro di Esselle Servizi c’è il supporto nella scelta dei dispositivi di protezione individuale, insieme alla stesura di protocolli specifici.
Quando servono i DPI?
I DPI sono l’ultima linea di difesa, non la prima. Il D.lgs. 81/2008 chiede di usarli per i rischi che non si possono evitare con altri mezzi, e vengono dopo le misure di protezione collettiva (artt. 77 e 79). Prima si protegge tutto l’ambiente di lavoro; poi, per quello che resta, si protegge la persona.
Un esempio che la legge stessa rende esplicito sono i lavori in quota: la priorità va a parapetti e reti. I sistemi individuali si usano solo se le protezioni collettive non sono possibili e, tra questi, si preferiscono quelli di trattenuta, di posizionamento e con funi rispetto ai sistemi di arresto caduta (art. 115, riscritto dal DL 159/2025).
Come si scelgono?
La scelta parte dalla valutazione dei rischi. Il datore di lavoro (art. 77):
- valuta i rischi che non si possono evitare con altri mezzi;
- individua le caratteristiche che i DPI devono avere per essere adeguati a quei rischi;
- sceglie dispositivi con quelle caratteristiche e, per quanto possibile, adatti alle persone che li useranno.
Ogni DPI deve essere conforme al regolamento (UE) 2016/425, adeguato ai rischi senza crearne di maggiori, adatto alle condizioni di lavoro, ergonomico e adattabile a chi lo usa. Se un lavoratore deve indossarne più di uno insieme, devono essere compatibili tra loro (art. 76). I criteri di individuazione e uso sono nell’allegato VIII del Testo unico e, in attesa di un nuovo decreto, nel DM 2 maggio 2001.
Chi li fornisce e chi li mantiene?
Li fornisce il datore di lavoro, sentiti l’RSPP e il medico competente dove presente (art. 18). Il suo compito non finisce con la consegna: deve mantenerli in efficienza e in condizioni d’igiene, con la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie, seguendo anche le indicazioni del fabbricante (art. 77, c. 4).
Dal DL 159/2025 questo vale anche per gli indumenti di lavoro quando la valutazione dei rischi li individua come DPI. Una tuta o un camice, in quei casi, non sono più solo una divisa: vanno gestiti come un dispositivo di protezione.
Il caso del rumore
Il rumore è l’esempio più chiaro di come la scelta dei DPI dipenda da una misura. Sopra gli 80 dB(A) il datore di lavoro mette a disposizione cuffie o inserti; da 85 dB(A) ne esige l’uso (art. 193). Ma senza una valutazione del rumore non si sa quale protettore serve. Per questo la scelta dei DPI dell’udito va di pari passo con le misurazioni del rumore.
A cosa servono i protocolli specifici?
Un DPI scelto bene ma usato male non serve. I protocolli specifici traducono la valutazione dei rischi in istruzioni pratiche: quali dispositivi si usano in quale fase, come si indossano e si tolgono, come si conservano, quando si sostituiscono. Sono anche lo strumento per far sapere a tutti, nuovi assunti compresi, cosa ci si aspetta da loro.
Nel settore sanitario, e in particolare negli studi odontoiatrici, Esselle Servizi si occupa anche di protocolli operativi, oltre ai documenti obbligatori di sicurezza sul lavoro.
Come lavora Esselle Servizi
La scelta dei DPI è una parte del lavoro sulla sicurezza che seguiamo per l’azienda: valutazione dei rischi e DVR, misurazioni strumentali, protocolli e formazione dei lavoratori. Così i dispositivi non sono un acquisto isolato, ma la risposta a rischi descritti nel documento e spiegati a chi li deve indossare.
Devi rivedere i DPI della tua azienda o scrivere un protocollo per una lavorazione nuova? Scrivici dal modulo o chiamaci allo 011 0205748.
